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Basso bacino del Chienti, per il sito inquinato serve uno sforzo congiunto

Sull'area declassata a SIR nel 2013 svolto un incontro della commissione parlamentare d'inchiesta a Civitanova Marche

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La foce del fiume Chienti

Per il bacino del basso Chienti, tra le province di Macerata e Fermo, dovrà intervenire la Regione Marche. Ma non da sola. E’ una delle conclusioni a cui è arrivata la commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti ambientali riunitasi a Civitanova Marche.

La Regione, che non si oppose al declassamento (nel 2013) dell’area inquinata da sito di interesse nazionale (SIN) a regionale (SIR), in realtà ha provato con una delibera a dare carta bianca in mano ai comuni interessati, scaricando loro le competenze. A tal proposito si era espressa (11 novembre 2013) in materia l’assessore Maura Malaspina, rispondendo all’interrogazione n. 1469 del consigliere Massimo Binci: in base “all’emanazione della legge regionale n. 44 del 29 novembre 2013, l’articolo 24 della suddetta legge prevede che spettino ai Comuni posti all’interno dell’area ex BBC le procedure amministrative relative alla bonifica dei siti ricadenti nel territorio di ogni singolo Comune (comma 1) e si demanda agli Enti interessati, a valle della ricognizione delle disponibilità finanziarie, la stesura di un eventuale nuovo Accordo di Programma (comma 2)“.
La mappa del basso bacino del ChientiCompetenze che altre realtà avrebbero già messo in campo per bonificare l’area verso Sant’Elpidio a Mare e Porto Sant’Elpidio, dove alcuni lavori sono già ultimati e altri sarebbero solo in procinto di partire.

Situazione invece ancora critica per Morrovalle, Montecosaro e Civitanova Marche, dove potrebbero servire per la bonifica, in base a uno studio del 2009, quasi dieci milioni, mentre la Regione e il Ministero dell’ambiente allora interessato ne avrebbero potuti garantire meno di quattro.
Ora tutti i conti sarebbero da rifare fermo restando che anche il progetto potrebbe aver bisogno di aggiornamenti e rivisitazioni.

La situazione relativa alla mortalita nell'area del basso bacino del Chienti (aprile 2014)Di rivisitazioni e aggiornamenti non ha però bisogno l’aumentata mortalità delle persone (circa 100 mila) che vivono nell’area tra i cinque comuni interessati della BBC (Civitanova Marche, Montecosaro, Morrovalle, Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare), dove già studi e pubblicazioni come nel caso di S.E.N.T.I.E.R.I. (Studio Epidemiologico Nazionale Territori ed Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento), effettuato dall’Istituto Superiore della Sanità e da una rete di istituzioni scientifiche italiane, insieme al Centro Europeo Ambiente e Salute della Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno comprovato il fenomeno. Sul punto già da anni si era espresso anche il Ministero della Salute: “Si registra un eccesso per malattie dell’apparato genitourinario negli uomini e di malattie del sistema circolatorio nelle donne. E un eccesso della mortalità per alcune condizioni di origine perinatale nei bambini minori di un anno“.

Nell’incontro dell’11 giugno 2015, i componenti della Commissione Parlamentare d’inchiesta – che si occupa di illeciti ambientali e attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti – erano a Civitanova Marche per occuparsi dell’inquinamento del basso bacino del Chienti. Dopo un sopralluogo nell’area interessata si è svolto un incontro in Comune per riaffermare che servono investimenti e che sono possibili grazie allo sforzo congiunto di Regione, Provincia di Macerata, di Fermo e dei cinque comuni coinvolti.
Si è discusso anche di sistemi e possibili tecniche di dinsinquinamento alla presenza del responsabile Arpam Gianni Corvatta, fermo restando che deve e dovrà restare alta l’attenzione di tutti i soggetti coinvolti nella vicenda per poter arrivare allo sblocco dei fondi oltre il patto di stabilità.

 

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