I Tiromancino infiammano Lunaria
Successo per il concerto in piazza Leopardi a Recanati

“Questa piazza è meravigliosa, l’eco dell’immenso Poeta si sente ed è di grande ispirazione qui sul palco,impossibile non cadere preda dell’aura di Giacomo Leopardi ”. Federico Zampaglione dei Tiromancino ha espresso così l’emozione di suonare a Recanati, nella gremitissima piazza Leopardi, per il quinto appuntamento di Lunaria, la rassegna estiva di Musicultura realizzata con il Comune di Recanati, davanti a migliaia di persone in visibilio.
Più di due ore di concerto in cui i Tiromancino hanno acceso gli animi del pubblico spaziando tra vecchi successi e nuove canzoni dell’ultimo album Quando meno me lo aspetto, “un disco che ho fatto per me stesso” l’ha definito Zampaglione.
Tra sonorità rock, blues, pop e reggae la serata si è sviluppata in un crescendo coinvolgente, sostenuto dalla grande maestria e sintonia dei musicisti. Uno stile originale quello dei Tiromancino che si compone di melodie raffinate, arrangiamenti ricercati e testi introspettivi che, negli anni, hanno confermato la grande maturità espressiva di Federico Zampaglione.
Il live è iniziato con la rarefatta atmosfera di “Scomparire nel blues” seguita dalla più decisa “Sto da Dio”, entrambe del 2026, in cui Zampaglione si è lanciato nelle sonorità delta blues con la sua chitarra resofonica d’argento, una dei tanti esemplari a sei corde esibite nel corso del concerto. È arrivata poi “Quasi 40”, dove il pubblico ha iniziato a tenere il tempo e “ Imparare dal vento “, brano malinconico e riflessivo che si evolve fino al finale rock suonato in grande sfoggio da tutta la band e con un assolo del frontman.
Insieme a Zampaglione sul palco i bravissimi Antonio Marcucci alla chitarra, Francesco Stoia al basso, Fabio Verdini al pianoforte e tastiera e Marco Pisanelli alla batteria. “Sia Fabio che Paolo Ojetti il fonico, sono di queste parti, abbiamo sangue marchigiano nel nostro DNA” ha detto il cantautore romano strizzando l’occhio al pubblico.
“La prossima canzone è dedicata ad un amico, cantautore e poeta che è stato spesso sottovalutato: Franco Califano. Aveva pubblicato un brano, per me bellissimo ma che non era andato molto bene, così con il suo permesso ho fatto delle piccole modifiche per farne una versione più personale e il pezzo ha avuto una seconda chance, ripreso anche da Mina” ha raccontato Zampaglione sulle note di “Un tempo piccolo” , dove l’emozione dei presenti è divenuta palpabile ed è letteralmente esplosa durante le successive hit, “L’alba di domani”, “Angoli di cielo”, “Per me è importante” e “La descrizione di un attimo”, riarrangiata nello stile folk blues di Johnny Cash.
Dopo il momento intenso e romantico di “Due rose”, Zampaglione si è rivolto al pubblico con un racconto più intimo e personale:“ La prossima canzone parla di un periodo molto difficile della mia vita, tra il 2012 e il 2016 sono successe molte cose e come sempre è stata la musica ad aiutarmi” e via con la recente “Gennaio 2016”, fortemente autobiografica così come la successiva, “Immagini che lasciano un segno”: “L’ho scritta nel 2014 per mia figlia Linda che però non l’accolse molto bene, per lei era come se avessi tradito il nostro rapporto rendendolo pubblico. Per fortuna oggi è una delle sue canzoni preferite. La dedico a tutti i bambini e le bambine che in questo momento nel mondo stanno vivendo situazioni drammatiche. Sono loro il nostro presente, il nostro futuro, la nostra vita”.
Una piazza gremita, una magica sera d’estate dove parole e musica si sono fuse creando momenti irripetibili; l’atmosfera si è fatta sempre più calda con le sonorità pop-reggae di “Vento del sud”, “Amore impossibile” in un medley con “Nessuna certezza” che si è trasformata in una formidabile jam session trascinando il pubblico di Lunaria in un ballo collettivo liberatorio.
Il bis ha visto protagonista nella prima parte il solo Zampaglione alla chitarra acustica in un medley: “Liberi” e “Piccoli miracoli” a cui poi si è aggiunto Verdini al piano per l’esecuzione suggestiva di “Noi Casomai” e “Finché ti va”.
Poco prima del finale i Tiromancino hanno sparso “Sale amore e vento” nella notte recanatese: “Dopo aver visto una serie televisiva sui narcotrafficanti ho sognato di essere uno di loro.. e la mattina appena sveglio ho preso la chitarra e le mie mani hanno cominciato a scorrere da sole sulle corde: così è nato questo ritmo messicano”.
Il gran finale è stato affidato a “Due destini”, il brano che ha accompagnato e segnato intere generazioni, emblema della cifra poetica e della sensibilità artistica dei Tiromancino, la piazza si è infiammata liberando un coro all’unisono che ha restituito tutta l’intensità di un grande concerto vissuto fino all’ultimo istante. Tra i lunghi e infinti applausi la band ha lasciato il palco al culmine di una festa collettiva vibrante e condivisa.
L’ultimo appuntamento di Lunaria 2026 ad ingresso libero fino ad esaurimento posti si svolgerà al suggestivo Castello di Montefiore e vedrà protagonisti il vincitore assoluto di Musicultura 2026 Claudio Covato, insieme alla band XGIOVE.



















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