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Successo a Castelraimondo per il 34° Festival del Folklore

Ospiti delegazioni provenienti da Colombia, Spagna, Lituania e Ucraina

Festival del Folklore a Castelraimondo

Sono stati quattro giorni di musica, tradizioni, ricerca e condivisione quelli del XXXIV Festival del Folklore: dal 21 al 24 agosto la città e il territorio limitrofo si sono trasformati in luoghi di incontro tra popoli, generazioni e culture.

Protagonisti di questa edizione Colombia, Spagna, Lituania e Ucraina che, insieme alle realtà folkloristiche nostrane, hanno dato vita a un programma variegato, in cui ai momenti di spettacolo, musica e danza si sono sommate anche le sperimentazioni dei laboratori.

File rouge del Festival è stato il tema “Etnografie nei gruppi folkloristici – Conoscere per salvaguardare un patrimonio immateriale”, che ha ribadito con forza come il folklore non rappresenti solo il ricordo del passato, ma un patrimonio vivo da custodire e tramandare.

La riflessione scientifica si è affiancata alle manifestazioni dei gruppi folkloristici. Presenze di spessore come Mino Meloni, presidente UFI, e i componenti del Collegio scientifico hanno dibattuto intorno all’importanza della ricerca sulle tradizioni popolari e sulla lora salvaguardia.
Durante la tavola rotonda sono intervenuti anche il professor Daniele, prorettore dell’Università degli Studi di Perugia, la dottoressa Marchesini, dirigente funzionario del Ministero della Cultura, e Pino Biondo, componente del Collegio scientifico UFI-FAFIT e ricercatore siciliano, da sempre attento allo studio e alla valorizzazione delle tradizioni popolari. Presenze qualificate che confermano come il Festival sappia affiancare alla dimensione dello spettacolo un percorso di ricerca, studio e tutela del patrimonio culturale immateriale.

Molto anche il coinvolgimento del territorio limitrofo: domenica 23 agosto il Festival ha raggiunto Esanatoglia, Castelraimondo, Matelica e Gagliole, portando musica, colori e tradizioni anche nelle case di riposo. Un momento dal forte valore umano e sociale, che ha portato a confrontarsi generazioni lontane nello spazio e nel tempo.

«Castelraimondo in questi giorni ha mostrato ancora una volta il volto più bello di una comunità aperta al confronto e all’accoglienza – dichiara il sindaco Patrizio Leonelli –. Vedere persone provenienti da Paesi diversi incontrarsi nelle nostre piazze, condividere musica, tradizioni, sorrisi e momenti di vita ci ricorda quale sia il significato più profondo di questo Festival. È un appuntamento che negli anni è cresciuto e che oggi rappresenta per Castelraimondo una straordinaria occasione. Il folklore ci permette di custodire le nostre radici e, allo stesso tempo, di guardare oltre i nostri confini, scoprendo quanto possiamo sentirci vicini anche partendo da storie e tradizioni differenti».
Parole di grande emozione anche dal consigliere regionale Renzo Marinelli: «Ci sono lingue che non hanno bisogno di essere tradotte. La musica, una danza, un costume, una mano tesa, un sorriso sono tra queste. In questi giorni a Castelraimondo abbiamo visto persone arrivate da luoghi lontanissimi diventare parte della stessa comunità. È questa la forza straordinaria del folklore: ricordarci da dove veniamo senza costruire muri, ma creando ponti. In un tempo nel quale troppo spesso le differenze dividono, qui abbiamo dimostrato esattamente il contrario: le differenze possono essere una straordinaria ricchezza. Vedere insieme Colombia, Spagna, Lituania, Ucraina e Italia assume un significato che va ben oltre lo spettacolo. Significa scegliere l’incontro, la conoscenza e il dialogo. Ed è un messaggio di cui oggi abbiamo profondamente bisogno».

L’assessore alla Cultura Valeria Lucarini sottolinea il valore dell’iniziativa: «Il Festival dimostra quanto la cultura popolare possa essere attuale e capace di creare relazioni. I laboratori, il confronto scientifico, gli spettacoli hanno permesso non soltanto di essere spettatori delle manifestazioni folkloristiche, ma piuttosto di viverle. Salvaguardare un patrimonio immateriale significa fare in modo che venga conosciuto, condiviso e trasmesso. È stato bello vedere Castelraimondo diventare un luogo nel quale tradizioni differenti hanno trovato spazio per incontrarsi, raccontarsi e arricchirsi reciprocamente».

«Questa trentaquattresima edizione – dichiara il presidente del Gruppo Folkloristico di Castelraimondo APS, Luca Barbini – ci lascia una grandissima soddisfazione. Dietro quattro giorni di Festival ci sono mesi di lavoro, organizzazione e soprattutto tanta passione. Abbiamo voluto costruire un’edizione nella quale allo spettacolo si affiancassero la ricerca, l’approfondimento e il confronto, perché il folklore può continuare a vivere soltanto se siamo capaci di conoscerne profondamente il valore e di trasmetterlo alle nuove generazioni. Vedere le nostre piazze riempirsi di lingue, colori, musiche e tradizioni differenti è la ricompensa più bella per tutto il lavoro svolto. Il nostro obiettivo è continuare a far crescere il Festival mantenendo salde le sue radici e, nello stesso tempo, aprendolo sempre di più al mondo».

Al termine della manifestazione, l’amministrazione comunale di Castelraimondo rivolge un unico e sentito ringraziamento a tutte le persone che ne hanno reso possibile la realizzazione. Un grazie particolare al Gruppo Folkloristico di Castelraimondo APS e al presidente Luca Barbini, per l’importante lavoro organizzativo e culturale portato avanti con passione e dedizione.

Il ringraziamento si estende inoltre a tutti i volontari e ai dipendenti comunali che hanno collaborato alla manifestazione. In particolare, l’amministrazione desidera sottolineare il prezioso lavoro della Polizia Municipale e degli operai comunali, insieme a tutti coloro che, ciascuno nel proprio ruolo, hanno contribuito al corretto svolgimento delle iniziative e hanno permesso che i numerosi appuntamenti si svolgessero in maniera ordinata e in sicurezza.

Il Festival si chiude, ma lascia un messaggio prezioso: comprendere le differenze culturali e incontrarle significa scoprire una preziosa risorsa per tutti. Ed è forse questa l’eredità più bella di quattro giorni nei quali Castelraimondo non ha soltanto ospitato il mondo: lo ha fatto sentire a casa.

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