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Inaugurata a Civitanova Marche la panchina rossa contro la violenza sulle donne

Si trova nel parco Baden-Powell

Panchina rossa inaugurata a Civitanova Marche

“Le panchine rosse sono state pensate come simbolo di rifiuto della violenza nei confronti delle donne. Un segno permanente di memoria e speranza che, a partire dalle scuole, può diffondersi in ogni luogo delle nostre città”. Così la consigliera provinciale con delega alle Pari opportunità Laura Sestili, intervenuta oggi a Civitanova all’inaugurazione della panchina rossa, allestita nel parco Baden-Powell su iniziativa dell’amministrazione comunale (presenti tra gli altri il sindaco Fabrizio Ciarapica, l’assessore Giuseppe Cognigni e la consigliera Fabiola Polverini) e della Lega. Un momento di riflessione per far capire alle donne che non sono sole nei momenti difficili della propria vita e soprattutto per spingerle a chiedere aiuto e a denunciare, non chiudendosi nel silenzio.

“La panchina rossa, colore del sangue, è divenuta il simbolo del percorso di sensibilizzazione dell’eliminazione della violenza contro le donne. La prima in Italia è stata posata a Lomello (in provincia di Pavia), nel 2016, grazie all’attenzione verso questo tema da Tina Magenta – ha aggiunto la consigliera -. Il progetto si è poi diffuso anche in Argentina, in Ecuador, in Messico e Uruguay e il marchio è stato registrato ufficialmente dagli Stati Generali delle donne il 25 novembre 2019. Il 25 novembre, infatti, ricorre l’anniversario dell’assassinio delle sorelle Mirabal, tre coraggiose donne rivoluzionarie, che furono massacrate nel 1960 dal regime del dittatore Trujillo a cui loro avevano tentato di opporsi.

La violenza di genere è una piaga sociale che si manifesta a tutti i livelli: dalla violenza psicologica, a quella sessuale, allo stalking, fino ad arrivare al femminicidio e la panchina rossa rappresenta un simbolo di rispetto verso quelle donne che oggi subiscono troppo spesso, nel silenzio, violenze di ogni genere, e un simbolo per tenere lontana l’indifferenza. Lo spazio occupato oggi da questa panchina è il simbolo di quella voce non ascoltata o che non si è fatta sentire abbastanza. È un’informazione alternativa, visiva, lontana da preconcetti e ricorda che la violenza (frutto della disuguaglianza nei rapporti tra uomini e donne) colpisce tutti i giorni tra le mura domestiche, per la strada e può coinvolgere amiche, sorelle, madri, colleghe.

La panchina rossa costringe tutti a fermarsi, a riflettere, a non voltare la testa dall’altra parte, è un punto di riferimento per dare a quelle donne indifese, vittime di violenze, il coraggio di denunciare perché solo in questo modo, come scriveva Alda Merini, “potranno far uscire dalle loro profonde ferite farfalle libere””.

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