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Dottoranda dell’Università di Macerata vola negli Stati Uniti grazie a una borsa di studio

La 25enne Simona Tiribelli si recherà per un semestre presso il prestigioso MIT di Boston, nel Massachusetts

Simona Tiribelli

Simona Tiribelli, dottoranda dell’Università di Macerata, è una delle vincitrici della prestigiosa borsa di studio Fulbright che finanzierà il suo periodo di ricerca al Media Lab del prestigioso Massachusetts Institute of Technology di Boston negli Stati Uniti.

Il concorso per una borsa di studio Fulbright è uno dei più prestigiosi e competitivi al mondo. Simona Tiribelli, classe 1993, si è candidata per una Fulbright Visiting Research Scholarship, che prevede un finanziamento da seimila a diciottomila dollari, dopo aver ottenuto una lettera d’invito dal Mit, università dove svilupperà il suo progetto di ricerca durante il semestre primaverile, da gennaio a giugno 2020.

“Sono molto entusiasta – commenta – e anche onorata. È una meravigliosa opportunità di crescita sia accademica che personale e mi auguro possa divenire motivo di contaminazione fruttuosa tra il nostro Ateneo e quello americano. Al Mit lavorerò con un gruppo di ricerca internazionale che vede impegnati saperi diversi e competenze multisettoriali nell’analisi e, ove possibile, nella risoluzione, delle più urgenti questioni o sfide etiche poste dal rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA) e, soprattutto, dalla sua pervasiva applicazione nelle società avanzate o informazionali, quali la nostra”.

Simona Tiribelli è un’ex-allieva della Scuola di Studi Superiori Giacomo Leopardi, polo d’eccellenza di Unimc. Si è laureata a Macerata con lode in Scienze Filosofiche con una tesi in Etica dei Media insieme alla professoressa Benedetta Giovanola. Dal 2017 è dottoranda in “GlobalStudies. Justice, Rights, Politics” con un progetto di etica applicata alle nuove tecnologie, in particolare all’intelligenza artificiale, supervisionato dalle docenti Benedetta Giovanola e Benedetta Barbisan.

Le borse di studio Fulbright si distinguono per il loro carattere di eccellenza: sono state e continuano a essere un segno distintivo nel contesto accademico e culturale. Divenire un Fulbright Ambassador – sottolinea la Commissione Fulbright, avente come presidenti onorari il Ministro degli Affari Esteri e l’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America – “non significa solo studiare, fare ricerca o insegnare nelle migliori università statunitensi; significa anche far parte di uno dei più prestigiosi network a livello mondiale, fonte di contatti professionali di grande arricchimento culturale”. Dal 1948 grandi nomi della scienza, dell’economia, della politica, della letteratura, della comunicazione e delle arti hanno varcato l’Atlantico e iniziato la loro carriera usufruendo di questo programma. Ricordiamo, tra gli italiani, i tre Nobel Tullio ReggeCarlo RubbiaRiccardo Giacconi oltre ad Antonio e Sabino Cassese, Umberto Eco, Giuliano Amato, Corrado Passera e Margherita Hack.

Il programma nasce nel 1946 dal Senatore J. William Fulbright per favorire il processo di pace attraverso lo scambio di idee e di cultura tra gli Stati Uniti e le altre nazioni e rappresenta oggi il più antico programma governativo di scambi culturali nel mondo.

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