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Continua a tremare il maceratese: altre 230 scosse di terremoto tra Marche e Umbria

Gravemente danneggiate le città di Camerino, Tolentino e San Severino e molti altri centri: squarcio nel colle dell'infinito

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Un palazzo a San Severino Marche dopo il terremoto di domenica 30 ottobre 2016

Chiese che crollano, case che si sbriciolano, residenti e studenti universitari sfollati: questa la situazione nell’Umbria e nelle Marche dove, dal 26 ottobre, la terra continua a tremare. Non ci sono state vittime con questa ennesima scossa di domenica 30 ottobre, ma salgono a migliaia le persone che hanno perso tutto: case, effetti personali e interi paesi.

I numeri potrebbero crescere esattamente di pari passo con la paura poiché le scosse non cessano: oltre a quella di domenica 30 ottobre di MI 6.5 che ha raggiunto la magnitudo del noto terremoto dell’Irpinia, se ne sono registrate altre 230 nella sola giornata del 31 ottobre (nella notte una scossa di MI 4.2) aggravando la situazione di paesi ormai, di fatto, in ginocchio.

Un crollo a Camerino dopo il terremoto di domenica 30 ottobre 2016Il sindaco di Camerino, Gianluca Pasqui, ha parlato di una città “ormai al limite“, con il centro storico devastato: si è parlato anche del rientro degli sfollati e della ripresa dell’attività universitaria nei prossimi giorni, ma sono ancora innumerevoli i problemi. Uno degli obiettivi è quello di allontanare in un primo momento la cittadinanza, garantendo l’incolumità dei residenti da sempre possibili crolli per via delle continue scosse e garantendo allo stesso tempo le migliori condizioni per chi è in azione. Poi, in un secondo momento, sarà importante trovare sistemazioni stabili per tutti coloro che non hanno più la casa; infine si penserà alla ricostruzione. Lo stesso discorso viene fatto per le circa 200 attività commerciali.

Anche la città di Tolentino è stata fortemente provata dallo sciame sismico che dal 26 ottobre è praticamente continuo: anche gli edifici che sembravano reggere inizialmente hanno dovuto cedere all’ultima scossa di domenica 30 ottobre. Il sisma è stato troppo violento e duraturo: circa 4000 le case lesionate. Edificio crollato a Tolentino - foto di Melvin ManciniLa palazzina in via Pasubio (FOTO a sinistra), evacuata già dal 24 agosto e quindi fortunatamente vuota, è crollata dopo le 7:41; le vie maggiormente colpite da crolli di cornicioni, case inagibili e cadute parziali di muri sono via Accorramboni, via Filelfo, via Foro Boario, via Montecavallo, via Primo Maggio, via Sparaciari, via Valporro, via Zampeschi nelle quali è stato vietato sia il traffico veicolare sia il passaggio pedonale. Il punto della situazione vede a rischio anche l’ex fornace Massi in via Lucentini e la chiesa di Paterno. Le abitazioni inagibili, le strade chiuse, l’ospedale evacuato: è questo lo scenario a Tolentino, a cui si è aggiunta anche la chiusura del leggendario Ponte del Diavolo.

Anche a San Severino Marche, dove vi sono case gravemente lesionate ed altre crollate, non vi sono vittime ma “solo” decine di feriti. Già dal momento della prima forte di scossa di 6.5 Ml, la popolazione si è riversata in strada o nel primo centro di accoglienza allestito presso il palasport: la zona Settempeda è una delle più colpite ed è stato gravemente sventrato un edificio in via Mazzini (FOTO in apertura). Molte abitazioni erano già state precedentemente evacuate durante il sisma del 24 agosto e quello di mercoledì 26 ottobre.

Il paese di Norcia (PG) dopo il terremoto di domenica 30 ottobre 2016Non mancano i danni al patrimonio artistico e culturale del centro Italia. Sono circa 5000 le segnalazioni di danni registrate presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo: prima tra tutte la chiesa di San Benedetto a Norcia (FOTO a destra), ma vi sono anche danni a Palazzo Buonaccorsi a Macerata – dichiarato momentaneamente inagibile – alla Cattedrale di San Catervo e alla Basilica di San Nicola entrambe a Tolentino.

Compromesso lo stesso patrimonio paesaggistico: una profonda fessura è comparsa a Recanati proprio sul colle dell’Infinito caro a Giacomo Leopardi. Il sindaco, Francesco Fiordomo, ha parlato di “danni forse irreversibili“.

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